LA GUIDA DI PONTREMOLI
 
antica stampa di pontremoli
Storia di Pontremoli
L'oscura origine di Pontremoli
E' ancora oscura l'origine del borgo di Pontremoli, il cui primo cenno ci viene dall'Arcivescovo di Canterbury nella descrizione di un suo viaggio effettuato in Italia tra il 990 e il 994.
Numerosi ed eminenti studiosi hanno lungamente cercato l'origine del nome, da quando, abbandonato l'antico quanto ipotetico nome di Apua, venne chiamato Pontremoli. Molte e più o meno autorevoli le supposizioni; lo stemma della città ne renderebbe una più plausibile legandola a un vetusto ponte. Ma proprio perché molte, nessuna certa: quindi mistero. Fu certamente terra di antichissime genti.
Le statue stele, enigmatici monumenti in pietra, ne sono la stupefacente testimonianza.
 
 
 
Pontremoli
 
Il territorio
Il territorio di Pontremoli, come del resto tutto il bacino del Magra, appartiene geograficamente alla Liguria mediterranea, sebbene, amministrativamente, sia legato alla provincia di Massa-Carrara. Sono queste le consequenze delle antiche lotte tra i Comuni e, successivamente, tra Milano, Genova e Firenze, per assicurarsi il dominio dei valichi dell'Apennino in un punto così vitale per le comunicazioni tra la valle padana e l'Italia marittima centrale.
 
 
 
Pontremoli
 
Pontremoli porta dell'Appennino
Per questo suo carattere di posizione di transito, Pontremoli fu detta chiave e porta ("clavis et ianua") dell'Apennino. Le ragioni della sua origine e della agitata sua storia vanno perciò ricercate nelle vicende connesse alle lotte per il dominio del valico, che si vennero determinando nel medioevo. Pontremoli non è perciò la trasformazione medievale di quella pretesa città ligure romana di Apua, centro della stirpe ligure degli Apuani. La città di Apua, posta alle sorgenti del Magra, non é che una delle tanti imposture erudite messe in corso da un umanista della fine del secolo XV. Si ignora quale stirpe dei liguri abbia occupato l'alta Val di Magra, è noto, invece, che gli Apuani abitarono la regione meridionale marittima della Lunigiana.
Pontremoli ha dunque origine da un borgo medievale che cominciò a svilupparsi quando, al tempo dei re longobardi di Pavia, anche per la necessità della politica antibizantina, la strada della Cisa, o Montebardone o di Francesca, ebbe un notevole incremento di treffico e, trasformandosi in comunicazione di transito, si andò sostituendo alle primitive comunicazioni laterali della valle, quali quelle del Borgallo e del Bratello, a destra del Magra, e quella del Cirone, a sinistra.
Nell'età antica i centri demografici più importanti del territorio erano,invece, sulla destra della valle, come ne danno evidenti testimonianze le Pievi di Vignola (nella valle del Verde) e di Urceola Saliceto, tra le foci del Gordana e della Teglia, sorte evidentemente su preesistenti circoscrizioni pagensi. La trasformazione della via della Cisa, segnata da una traccia di dipendenze di monasteri in gran parte benedettini, determinò un nuovo assetto della popolazione e un forte spostamento sulla linea del Magra.
Il primo nucleo del borgo di Pontremoli sorse intorno al castrum (castello del Piagnaro) su l'ultima propagine del monte Molinatico, che si prolunga poi, abbasandosi in una lunga striscia, sino alla confluenza del Verde e della Magra. Anche questa parte, ove sorse un nucleo burgense, era difesa da una torre a guardia del passo e del ponte sul Verde, e da una fortezza sulla oposta riva sinistra della Magra. Succesivamente il borgo si prolungò dalla stessa parte, a varie riprese, alle falde delle colline diramate dal monte e altipiano di Logarghena, propagine del monte Orsaro.
 
 
 
Pontremoli
 
Tre fortezze, sei torri e le mura intorno
Il borgo era tutto cinto di mura e difeso da tre fortezze (Piagnaro, Cacciguerra, Castelnuovo) e da sei torri: di queste, due, nella parte superiore, fiancheggiavano porta Parma; una, quella già ricordata, della torre del Casotto, sul Verde, e tre allineate sul fianco orientale della parte inferiore della cerchia delle mura, le quali, per non essere difese come le altre dla corso dei fiumi, erano munite di un fosso che aveva lo stesso andamento dell'attuale strada nazionale al fianco della ferrovi. Dalle sei antiche porte che si aprivano nelle mura non rimangono che quella superiore, già detta di San Giorgio (ora porta Parma), quella dei ponti della Cresa e del Casotto, verso il Verde, e l'altra al ponte sulla Magra.
Le più importanti vie medievali del pontremolese erano: la vitalissima via Genova, per la valle della Gordana, Zeri, Sesta Godano, Sestri; la via del Borgallo e del Bratello per Borgotaro, Bardi, Piacenza; la via di Monte bardone per Montelungo, Cisa , Fornovo, Piacenza o Parma; la via del Cirone per Corniglio, Langhirano, Parma. A mezzogiorno le comunicazioni si dividevano tra la destra e la sinistra della Magra, verso La Spezia o Sarzana, Lucca e Pisa. Tre pontiattraversavano nel passo la Magra: il più a monte è quello dell'Ospedale, già detto del Carmine (sbocco della via del Cirone); il sucessivo, vicino a porta Parma, distrutto nell'ultima guerra, è stato sotituito con una massiccia e poco felice ricostruzione; l'ultimo, presso la fortezza di Castelnuovo, più volte demolito, è stao improvvisato dopo la guerra. Un quarto ponte, a un solo ardito arco, imitazione del famoso ponte sulla Dora, fu aggiunto nel 1845. Sul Verde vi erano due ponti, costruzioni trecentesche, che avevano sostituito i più antichi di legno: l'uno, detto di San Francesco o del Casotto, l'altro, più a monte, detto della Cresa, con porta fortificata. Tra i due, nel primo decennio del secolo, ne fu costruito un terzo in cemento, intitolato a nome del celebre medico pontremolese G.Zambeccari, nella località dove sorgeva l'antica chiesa di San Colombano, probabile fondazione Bobbiese.
 
 
 
Pontremoli
 
Pontremoli libero comune contro i Malaspina
Slancio militare, artigiano e commerciale dettero al castellov di Pontremoli e al suo borgo la forza di liberarsi del dominio degli Estensi, di dominare il territorio e di ordinarsi il libero Comune, piccolo ma fiero e battagliero. Alleato con le città della Lega Lombarda partecipò alle lotte antifeudali della regione apenninica, specialmente contro i malaspina che lo accerchiavano. Nel 1167, insieme con gli alleati, si oppose al passaggio di Federico Barbarossa, il quale, reduce dalla spedizione di Roma contro Alessandro III, tentava, con gli avanzi del suo esercito, di recarsi in Lonbardia per la strada di Montebardone. trovato sbarrato il passo presso Pontremoli, dovette ripiegare sulla destra della Magra e, col soccorso di Obizzo Malaspina, attraverso i monti riparare a Pavia.
 
 
 
Monterosso al mare
 
Il dominio delle signorie
Indebolito da violente intestine discordie e, all'aprirsi del secolo XIV, dalle agressioni dei forti stati vicini, il comune pontremolese perdette la libertà e cadde sotto una lunga serie di signorie italiane e straniere, dai Fieschi a Castruccio, dai conti Rossi di Parma agli Scaligeri e ai Visconti e agli Sforza, dai re di Francia a Carlo V e ai re di Spagna (dipese dal ducato di Milano, attraverso i vari Signori che lo dominarono, complessivamente, circa 260 anni), dalla Repubblica di Genova al Gran Ducato di Toscana e, tralasciando i vari governi del periodo napoleonico, al Ducato di Parma.
Prima del 1859 Pontremoli era capoluogo di una provincia degli Stati parmensi, detta "Lunigiana parmense", e comprendeva i sei Comuni dell'alta Val di Magra (Pontremoli,Zeri, Mulazzo, Villafranca , Bagnone, Filattiera), pio, sotto il regno d'Italia, trasformata in Circondario e Sottoprefettura.
La Diocesi, epilogo della regolare trasformazione dell'ordinamento ecclesiastico provocato dal Comune, fu eretta, falliti precedenti tentativi,solamente nel 1787, dopo che a Pontremoli fu conferito ufficialmente il rango di città.
 
 
 
Pontremoli
 
Il nome
L'etimologia del nome è incerta: a parte le astruse escogitazioni umanistiche, la più comune è tratta da Pons tremulus, la più dotta da Pons Romuli: probabilmente la base primitiva, forse ligure, è stata alterata dall'azione delle false etimologie popolari e dotte.
Il dialetto ha le caratteristiche delle parlate dell'alta Italia occidentale, con influenze parmigiane.
 «Guida di Pontremoli»

 

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